Disegni di arredo per la riqualificazione di un atrio all’interno di un palazzo storico. Uno schizzo prospettico intuitivo finale, definisce la strada da percorrere per procedere nelle fasi successive del lavoro, fino ai disegni esecutivi che serviranno per la realizzazione. Le immagini fotografiche spesso si prestano a sovrapposizioni di disegni di studio che ci aiutano a verificare alcune considerazione su addizioni o sottrazioni di parti spaziali o semplicemente elementi di arredo quali lampade o rivestimenti ecc. Naturalmente, gli schizzi elaborati attraverso sovrapposizioni, sono disegni molto rapidi perché hanno in trasparenza le tracce fotografiche che ci aiutano a controllare lo spazio reale. Con questo sistema, siamo concentrati meglio sulla ricerca progettuale. Le fughe prospettiche dell’immagine fotografica ci aiutano a inserire agevolmente i nostri oggetti e tutte le eventuali operazioni che l’idea richiede, come una griglia guida che ci consente di muoverci nello spazio reale. Una volta che abbiamo chiarito gli aspetti principali del progetto, possiamo passare a una fase successiva di disegno che può essere quella dello schizzo intuitivo. Infatti, a questo punto di analisi, conosciamo molto meglio lo spazio di lavoro e quindi possiamo permetterci di affrontare un foglio bianco. Se vogliamo essere più precisi, possiamo eventualmente riportare o calcolare i punti principali prospettici di riferimento, utilizzando se necessario anche righelli, quando il disegno richiede spigolosità e nitidezza. Gli strumenti di supporto per il disegno a mano vengono utilizzati in vari modi che sono legati alla velocità di azione del disegno che porta a risultati molto diversi tra di loro.
domenica 11 novembre 2012
domenica 4 novembre 2012
Disegni per una balaustra in metallo
Disegni di studi per la realizzazione di una balaustra metallica esterna a un fabbricato adibito ad uso uffici. Gli studi elaborati attraverso il disegno a mano, ci aiutano a capire l’importanza dell’esercizio manuale del disegno, che dovremmo sempre fare, in quanto esso necessario per sviluppare le idee, anche in corso d’opera. Infatti, questo lavoro utilizza come base i disegni tecnici, che con il disegno a mano (schizzi), vengono migliorati e allo stesso tempo concepite nuove forme con particolari tecnici e costruttivi. Una vera palestra del disegno dove si richiede una conoscenza a tutto campo. Il disegno oggi diventa utile, specialmente quando non abbiamo molto tempo per prendere importanti decisioni sul lavoro. Trovare le strategie migliori per poter procedere con i lavori e riuscire a verificarne tutti i risultati spaziali di un particolare o anche di un generale, o scegliere una soluzione tecnica costruttiva più appropriata a quello o altro particolare tecnico architettonico ecc. Disegnare i particolari, diventa un modo per conoscerli meglio, in modo tale da realizzare sempre quelli che più coincidono per quel tipo di progettazione. Il disegno infine, serve anche per capire meglio gli oggetti nello spazio, specialmente quando questi si muovono in modo organico.
domenica 14 ottobre 2012
"Disegno per una parete attrezzata"
Schizzo prospettico finale, a mano e intuitivo della parete attrezzata.
Schizzo di ideazione iniziale del progetto, prima delle richieste particolari della committenza.
Disegno per la creazione di una parete attrezzata per una casa privata.
Il lavoro di creazione passa sempre attraverso il disegno che, inizialmente, sono solo degli schizzi e idee che ci aiutano a capire una serie di cose che sono legate sia alla loro funzione tipologica che al progetto che dobbiamo realizzare. I primi schizzi, oltre che ad essere legati alla funzione del progetto, sono anche strumenti importanti per l’esplorazione che e la ricerca sia essa formale che compositiva. Naturalmente, succede che a un certo punto, vogliamo che il nostro progetto si identifichi il più possibile con il nostro linguaggio progettuale. Purtroppo, spesso succede di trovarsi di fronte a compromessi con la committenza, sia dal punto di vista estetico che nella natura strettamente funzionale. Io trovo interessante entrambi le condizioni che si presentano. Nel caso che il committente ci dà la possibilità di muoverci liberamente, il lavoro, a mio avviso, diventa più difficile, in quanto lavoriamo in un campo completamente nuovo e quindi interessante da esplorare. Nella seconda ipotesi, tutto è molto più facile perché il nostro compito sarà quello di eseguire correttamente tutte le fasi della progettazione in modo accademico, dove si conosce perfettamente le varianti possibili legate alla composizione. Naturalmente, in ogni momento possiamo fare semplici interventi atti a personalizzare il nostro progetto, questo sia dal punto di vista compositivo, di colore, ma soprattutto del dettaglio che è la fase più delicata del progetto. Il disegno iniziale, sottoforma di schizzo, rappresenta il lavoro più personale che man mano viene a essere addomesticato attraverso gli schizzi successivi in stretta funzione delle richieste particolari, ma non per questo secondarie che arrivano dalla committenza. Questo processo ci porta di conseguenza a decidere in modo, diremo, significativo e definitivo la strada da percorrere. I disegni a questo punto, si concentrano sulla creazione e l’ottimizzazione degli aspetti del progetto, curandone sia i rapporti dimensionali che spaziali, in modo tale da definire un’insieme gradevole e armonico, con esso e con l’ambiente in cui è pensato.
In attesa, di pubblicare le foto della parete attrezzata realizzata, allego un’immagine render che ha lo scopo di mettere a confronto i due metodi di rappresentazione, dove risulta evidente che il disegno a mano, a mio parere, era già più che sufficiente a spiegare il progetto.
Schizzo di ideazione iniziale del progetto, prima delle richieste particolari della committenza.
Immagine render della parete attrezzata finale.
Il lavoro di creazione passa sempre attraverso il disegno che, inizialmente, sono solo degli schizzi e idee che ci aiutano a capire una serie di cose che sono legate sia alla loro funzione tipologica che al progetto che dobbiamo realizzare. I primi schizzi, oltre che ad essere legati alla funzione del progetto, sono anche strumenti importanti per l’esplorazione che e la ricerca sia essa formale che compositiva. Naturalmente, succede che a un certo punto, vogliamo che il nostro progetto si identifichi il più possibile con il nostro linguaggio progettuale. Purtroppo, spesso succede di trovarsi di fronte a compromessi con la committenza, sia dal punto di vista estetico che nella natura strettamente funzionale. Io trovo interessante entrambi le condizioni che si presentano. Nel caso che il committente ci dà la possibilità di muoverci liberamente, il lavoro, a mio avviso, diventa più difficile, in quanto lavoriamo in un campo completamente nuovo e quindi interessante da esplorare. Nella seconda ipotesi, tutto è molto più facile perché il nostro compito sarà quello di eseguire correttamente tutte le fasi della progettazione in modo accademico, dove si conosce perfettamente le varianti possibili legate alla composizione. Naturalmente, in ogni momento possiamo fare semplici interventi atti a personalizzare il nostro progetto, questo sia dal punto di vista compositivo, di colore, ma soprattutto del dettaglio che è la fase più delicata del progetto. Il disegno iniziale, sottoforma di schizzo, rappresenta il lavoro più personale che man mano viene a essere addomesticato attraverso gli schizzi successivi in stretta funzione delle richieste particolari, ma non per questo secondarie che arrivano dalla committenza. Questo processo ci porta di conseguenza a decidere in modo, diremo, significativo e definitivo la strada da percorrere. I disegni a questo punto, si concentrano sulla creazione e l’ottimizzazione degli aspetti del progetto, curandone sia i rapporti dimensionali che spaziali, in modo tale da definire un’insieme gradevole e armonico, con esso e con l’ambiente in cui è pensato.
In attesa, di pubblicare le foto della parete attrezzata realizzata, allego un’immagine render che ha lo scopo di mettere a confronto i due metodi di rappresentazione, dove risulta evidente che il disegno a mano, a mio parere, era già più che sufficiente a spiegare il progetto.
domenica 7 ottobre 2012
Disegni di architettura
Disegni di studio per l’accesso a una galleria ferroviaria. Un vecchio disegno che risale al periodo della mia tesi di laurea in architettura a Roma. L’area in oggetto è, come dice lo schizzo, l’imbocco della galleria ferroviaria di Roma Trastevere. Un disegno che rappresenta un’idea a basso costo per dare un motivo architettonico a un portale in cemento che altrimenti doveva essere realizzato secondo le direttive standard dell'azienda. Il disegno architettonico, nell’intenzione era fatto da una composizione di piani e volumi scalettati che idealmente si dovevano ispirare alle volumetrie della città ai fini di armonizzarsi con essa, creando inoltre, sopra tutto il tragitto dell’interramento una sorta di giardini e spazi verde.
domenica 23 settembre 2012
Disegni realizzati con le matite colorate “STABILO Original”
Disegni realizzati con le matite colorate “STABILO Original”, per un padiglione temporaneo a Firenze. Per realizzare questi bozzetti, rispettivamente nelle due viste prospettiche richieste, sono state utilizzate come sempre, le ormai affezionate matite colorate della STABILO Original, un prodotto che io personalmente ho scelto di usare fin da quando ero studente della scuola d’arte. Con poche risorse economiche, dovevo necessariamente trovare un giusto compromesso tra la qualità e il costo. Alla fine della mia ricerca, presi la decisione di adoperare sia per lo studio che per le mie creazioni, le sopradette matite che oggi volendone spiegare le caratteristiche che sono sinonimo di qualità, e delle sensazioni che si provano si oltrepassa ogni comune significato. Innanzitutto, devo dire che la struttura di una matita della Stabilo più in generale è fatta con prodotti di altissima qualità e affidabilità, questa, la troviamo nella leggerezza dell’oggetto, nella materia che costituisce l’involucro della struttura che è importante per la conservazione della pasta di colore interno che deve custodire. Piacevole temperarle e appuntirle, grazie alla loro compattezza ed equilibrio di masse che non temono le variazioni climatiche esterne. L’impugnatura, l’estetica e le note informative riportate all’esterno del prodotto per la loro identificazione sono complete. Ma, il vero motivo della mia scelta, va ricercato nel cuore stesso di essa. La prestazione che offre è massima; più e inteso il rapporto che si instaura con l’utente, maggiore sarà il risultato ottenuto. Una vero mezzo di trasporto che ci dà la possibilità di diventare sempre più bravi attraverso il giusto equilibrio e armonia, la definirei un “dosatore di sensazioni” che attraverso le modalità d’uso conferisce al disegno ciò che noi vogliamo rappresentare. Sui modi di utilizzazione, per ottenere i diversi risultati di linee e coloriture, le matite Stabilo sono a mio giudizio tra le più aprofessionali. Una linea non è mai la stessa, essa dipende da tanti fattori che sono legati per esempio allo spessore, alla profondità del colore, o a livello della sua posizione spaziale ecc. La superficie invece, risulta legata ad altre condizioni che vanno da quelle già dette per la linea, alla successione e combinazione di essa. Nella grafica digitale, tutte queste condizioni non esistono proprio perché parliamo di risultati non originali. Infatti, quando disegniamo manualmente, dobbiamo sapere che per esempio, una traccia di colore su un foglio di carta, rappresenta un passaggio, un’impronta indelebile a cui non si può rimediare, proprio perché è un’originale. Quindi, quando si utilizzano le matite colorate e importante preventivamente, stabilire i ruoli dei vari colori e delle linee in funzione soprattutto anche della luce, oltre che della composizione che vogliamo rappresentare.
mercoledì 12 settembre 2012
Il Disegno in prospettiva

Il Disegno prospettico.
La rappresentazione prospettica attraverso il disegno manuale rispetto a un render diventa molto più interessante per una serie di motivi, uno tra i più importanti è il tempo. Può sembrare strano, ma in questo caso la manualità si prende una rivincita sulla macchina, dimostrando nella pratica che entrambe le soluzioni sono valide se sono bilanciate. Esaminando il disegno in prospettiva, trascurandone il soggetto che in questo caso ho prestato la mia mano per rappresentare un lavoro che attraverso il riciclo dei materiali di risulta dalle vecchie ristrutturazioni di immobili di pregio, le porte, gli scaffali di vecchie botteghe e tanto altro ancora, sono esse, rimescolate con sapienza per ridare vita a nuove soluzioni di arredamento sia di interni che di nuove attività commerciali.
La scelta del punto di vista della prospettiva, l’angolo visuale, l’altezza e la distanza, sono importantissimi, anche perché il disegno è uno solo e non possiamo permetterci di sbagliare. Non abbiamo il tempo per dedicarci alla modellazione o alla scelta dei materiali e dei colori nonché l’illuminazione, come invece avviene normalmente per un render foto-realistico. In questo caso, tutto ruota attorno a un disegno. Il disegno, a mio parere dimenticato, meriterebbe un suo importante spazio con gli studi informatici e soprattutto nelle scuole.
Per impostare una vista del disegno da realizzare, bisogna tuffarsi all’interno dello spazio da rappresentare e scrutarne attorno per trovare la vista giusta attraverso l’immaginazione e l’aiuto se necessario del computer per individuare i volumi principali costruiti a fil di ferro in prospettiva per bloccare la vista in tempo reale, sulla quale successivamente si interviene con il disegno e le tecniche manuali di rappresentazione e colorazione. Il disegno finale servirà a dare un’idea forte e precisa di ciò che sarà realizzato veramente, tutto in tempi rapidi.
La rappresentazione prospettica attraverso il disegno manuale rispetto a un render diventa molto più interessante per una serie di motivi, uno tra i più importanti è il tempo. Può sembrare strano, ma in questo caso la manualità si prende una rivincita sulla macchina, dimostrando nella pratica che entrambe le soluzioni sono valide se sono bilanciate. Esaminando il disegno in prospettiva, trascurandone il soggetto che in questo caso ho prestato la mia mano per rappresentare un lavoro che attraverso il riciclo dei materiali di risulta dalle vecchie ristrutturazioni di immobili di pregio, le porte, gli scaffali di vecchie botteghe e tanto altro ancora, sono esse, rimescolate con sapienza per ridare vita a nuove soluzioni di arredamento sia di interni che di nuove attività commerciali.
La scelta del punto di vista della prospettiva, l’angolo visuale, l’altezza e la distanza, sono importantissimi, anche perché il disegno è uno solo e non possiamo permetterci di sbagliare. Non abbiamo il tempo per dedicarci alla modellazione o alla scelta dei materiali e dei colori nonché l’illuminazione, come invece avviene normalmente per un render foto-realistico. In questo caso, tutto ruota attorno a un disegno. Il disegno, a mio parere dimenticato, meriterebbe un suo importante spazio con gli studi informatici e soprattutto nelle scuole.
Per impostare una vista del disegno da realizzare, bisogna tuffarsi all’interno dello spazio da rappresentare e scrutarne attorno per trovare la vista giusta attraverso l’immaginazione e l’aiuto se necessario del computer per individuare i volumi principali costruiti a fil di ferro in prospettiva per bloccare la vista in tempo reale, sulla quale successivamente si interviene con il disegno e le tecniche manuali di rappresentazione e colorazione. Il disegno finale servirà a dare un’idea forte e precisa di ciò che sarà realizzato veramente, tutto in tempi rapidi.
domenica 9 settembre 2012
Disegni per fotomontaggio


Il fotoinserimento che oggi viene spesso richiesto dai vari enti e in modo particolare dalle Soprintendenze, è costituito per la maggior parte dai render, (immagini virtuali del modello di proggetto con i materiali iper-realistici inserito all’interno di una fotografia del luogo oggetto d’intervento). I tempi cambiano e tutto necessariamente deve adeguarsi, in moltissimi casi trovo necessario elaborare dei render per valutarne l’impatto, soprattutto se parliamo di interventi a grande scala che hanno un forte impatto sul terri
torio. Ma, in tantissimi casi invece, questa operazione a mio giudizio potrebbe essere chiarita con il disegno a mano con schizzi prospettici che sarebbero sufficienti a capire a livello di massima le intenzione del progettista. Questo naturalmente richiede-rebbe da parte degli enti competenti una maggiore preparazione professionale che oggi purtroppo è sempre meno presente. Il render, sicuramente, rappresenta un’arma a doppio taglio, da una parte c’è l’effetto emozionale come avviene nei più piccoli. In questi casi, bisognerebbe essere ancora più se-veri nella valutazione, anche perché essi sono presentati in forma definitiva. Questo argomento è molto spinoso e andrebbe discusso in modo molto più ampio. Io personalmente vorrei limitarmi a presentare alcuni disegni fatti per la proprietà che dovevano servire a capire immediatamente l’idea che in questo caso è stata sufficiente anche per la Soprintendenza. Comunque, per quanto riguarda il procedimento tecnico, i passaggi sono molto simili come per i fotomontaggi realizzati con i render.
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