Disegni,disegni e disegni...

Disegni,disegni e disegni...
Antonio Saporito “e il disegno creativo a mano libera”
Visualizzazione post con etichetta Disegni per l'architettura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Disegni per l'architettura. Mostra tutti i post

domenica 2 luglio 2023

Disegno per lavoro promozionale

Vi invito tutti, a non lasciare il disegno a mano, anche se non siete capaci, possiamo sempre provarci, con un pò di pazienza, arriverà sempre un risultato.
Oggi, più che mai, in epoca di AI (intelligenza artificiale), dobbiamo preservare la memoria di ciò che abbiamo imparato. Saranno sempre le macchine a imparare da noi e non viceversa.
Sotto: Esercizio per un lavoro di carattere promozionale a Firenze, dove il disegno a mano è protagonista, sostituendosi, in questo caso al digitale, sia nei tempi che nella resa.


Disegno prospettico a mano libera.


 
Disegno prospettico di base, per test colore facciata.
Tecnica: Matita di base F + matite colorate Stabilo e pennarello della Uniposca di colore bianco per i colpi di luce.


 

sabato 26 dicembre 2015

progettazione architettonica

“Schizzi di ideazione per la progettazione architettonica di un complesso di edifici residenziali”
Spesso ho parlato del disegno come fosse un’insieme di parole, per esprimere il progetto, sia in architettura che nel design.
In questi due elaborati, lo schizzo racconta, alcune ipotesi di progettazione urbana e architettonica di un isolato, con la destinazione residenziale. Disegni nelle varie rappresentazioni spaziali, che parlano di edifici da sviluppare in vari modi: nel caso specifico, abbiamo una rappresentazione di “tipo” razionale e una organica.

Tecnica: Matite acquerellabili “Stabilo” su carta di colore bianco, formato A3.


“Schizzi di ideazione per la progettazione architettonica di un complesso di edifici residenziali tav.1”
                                                 
“Schizzi di ideazione per la progettazione architettonica di un complesso di edifici residenziali tav.2”

domenica 7 giugno 2015

“Il Disegno come l’inizio di un percorso creativo”



“Disegni di ideazione per torri bioclimatiche a Doha”
“Il Disegno come l’inizio di un percorso creativo”
Paolo Di Nardo Architetto in “Disegni nelle parole”
Pierattelli Architetture – La Variazione

Rivista di Architettura AND n.28 – Gennaio/Aprile 2015

Il disegno continua a rappresentare il mezzo iniziale di espressione per ogni progetto. Il disegno rappresentato è quello dell’embrione, dove tutto dovrà sembrare ciò che sarà poi realizzato e quindi, bisogna, come “un sogno”, immaginare il progetto in modo completo e dettagliato. Questo processo, diventa fondamentale ai fini della selezione naturale che il disegno stesso dovrà rendere.

domenica 9 dicembre 2012

"Disegno o schizzo esterno ambientato"


“Lo schizzo di un edificio ambientato nel contesto”
Lo schizzo come mezzo di rappresentazione per valutare l’impatto ambientale o/e paesaggistico, ormai non è più accettato dalle Sovrintendenze, non solo perché oggi ci sono strumenti di rappresentazione virtuale molto sofisticati, ma anche perché, attraverso quest’ultimi, le possibilità di simulazione con la realtà sono molto sorprendenti. Infatti, sono d’accordo che per queste valutazioni vengono richiesti fotomontaggi di edifici più in generale all’interno del contesto reale, ma anche nel campo del restauro, degli spazi urbani come piazze o arredo ecc. L’immagine virtuale oggi, consente di arrivare a una definizione iperrealistica attraverso dettagliate schede sui materiali come vetro o acciaio con possibilità di scegliere tutte le tipologie dei materiali e finiture di ogni genere. Sia il disegno che lo schizzo, non anno queste pretese di definizioni. Quindi, il disegno oggi più che mai, dovrà essere sempre più considerato importante nel campo dello studio della progettazione e in tutte le fasi preparatorie di un progetto. Noi oggi con gli ausili tecnologici riusciamo in breve tempo a simulare pezzi di realtà che ci aiutano a capire in anticipo gli effetti sull’ambiente, recuperando tempo e costi per pensare nuove soluzioni che, a mio giudizio, dovremmo fare in parte attraverso l’uso dello schizzo e più in generale del disegno a mano. Il problema vero, oggi, è che non sappiamo più disegnare o tenere una matita in mano. Abbiamo perso non solo l’esercizio ma anche il piacere che il disegno a mano ci può dare. Disegnare, non significa perdere del tempo solo perché oggi ci sono programmi e strumenti digitali che ci permettono di fare cose che evidentemente oggi non riusciremo più a fare manualmente in cosi breve tempo, ci sbagliamo sicuramente. Per cambiare questa tendenza, la scuola in primis dovrebbe rivalutare e prendere in considerazione seriamente questa disciplina affiancandola parallelamente alle altre discipline contemporanee sia per non perdere la memoria e sia per ottimizzare meglio lo studio e il lavoro nel futuro.    

domenica 9 settembre 2012

Disegni per fotomontaggio







Il fotoinserimento che oggi viene spesso richiesto dai vari enti e in modo particolare dalle Soprintendenze, è costituito per la maggior parte dai render, (immagini virtuali del modello di proggetto con i materiali iper-realistici inserito all’interno di una fotografia del luogo oggetto d’intervento). I tempi cambiano e tutto necessariamente deve adeguarsi, in moltissimi casi trovo necessario elaborare dei render per valutarne l’impatto, soprattutto se parliamo di interventi a grande scala che hanno un forte impatto sul terriAggiungi immaginetorio. Ma, in tantissimi casi invece, questa operazione a mio giudizio potrebbe essere chiarita con il disegno a mano con schizzi prospettici che sarebbero sufficienti a capire a livello di massima le intenzione del progettista. Questo naturalmente richiede-rebbe da parte degli enti competenti una maggiore preparazione professionale che oggi purtroppo è sempre meno presente. Il render, sicuramente, rappresenta un’arma a doppio taglio, da una parte c’è l’effetto emozionale come avviene nei più piccoli. In questi casi, bisognerebbe essere ancora più se-veri nella valutazione, anche perché essi sono presentati in forma definitiva. Questo argomento è molto spinoso e andrebbe discusso in modo molto più ampio. Io personalmente vorrei limitarmi a presentare alcuni disegni fatti per la proprietà che dovevano servire a capire immediatamente l’idea che in questo caso è stata sufficiente anche per la Soprintendenza. Comunque, per quanto riguarda il procedimento tecnico, i passaggi sono molto simili come per i fotomontaggi realizzati con i render.

lunedì 23 luglio 2012

"Disegni per grandi strutture"



Nel 2003, il computer non era ancora utilizzato in modo intensivo per la progettazione o meglio, esso si utilizzava in parallelo con lo studio manuale che di volta in volta, veniva digitalizzato sia a livello di pianta che in alzato. Nello spazio, si procedeva all’inizio con volumetrie elementari per arrivare successivamente a inserire le informazioni che sarebbero poi servite all’elaborazione dei render e quindi le immagini virtuali.
Il disegno assonometrico, sottoforma di schizzo rappresenta il metodo ideale per lo studio dei volumi, mentre lo stesso, una volta individuati, si aggiungono le architetture e i primi saggi dei materiali. Questo procedimento ci porta gradualmente ad animare il progetto dotandolo di una propria anima. Le fasi parallele, sono rappresentate dallo schizzo prospettico che normalmente, cade sempre sulle parti del progetto che amiamo di più e che in di seguito, verranno maggiormente approfondite per la presentazione del progetto finale. Oggi, questo viene fatto solo al computer senza lasciare alcuna traccia umana.





















domenica 15 luglio 2012

“Disegni per la nuova immagine esterna di un edificio industriale”












































































“Disegni per la nuova immagine esterna di un edificio industriale”

Intervenire in un edificio già costruito implica sempre la sua completa conoscenza come succede pure nei rapporti con le persone. L’edificio, si incomincia a scoprirlo attraverso i vari sopralluoghi, la sua storia e dalla documentazione grafica e scritta. In questo frattempo, la mente, comincia ad elaborare le varie soluzioni a riguardo il primo approccio compositivo, che possono essere vicine o distaccate completamente dall’esistente, di rottura con il luogo o di fusione con il contesto, in entrambe i casi la ricerca compositiva dovrà coincidere e trovarsi sempre in armonia utilizzando tutti i codici messi a disposizione dalla materia compositiva, al fine di trovare tra tutti quello che più risponde secondo noi ai requisiti dell'edificio, sia tecnici che di natura estetica.
Naturalmente i fattori in giuoco sono tanti e quello economico sicuramente, in questi casi, risulta sempre il più importante, specialmente se si pensa che l’edificio oggetto d’intervento già esiste, proprio per questo motivo tutto ciò che viene pensato risulta essere in più e quindi superfuo. Ecco perché, intervenire sul patrimonio edilizio esistente è molto complesso.
I vari disegni in successione, mostrano i passaggi e le prove delle soluzioni via via proposte, tutte realizzate attraverso il disegno a mano che oltre ad essere il mezzo più veloce, ci consente di riflettere maggiormente nel lavoro, regalandoci immagini uniche che rimangono impresse nel tempo.

mercoledì 4 luglio 2012

Particolari opere all’interno del Museo dell’Opera del Duomo a Pisa.


Un paio d’ore a disposizione in una calda giornata Pisana trascorsi all’interno del museo. La visita incomincia presto, un primo inganno alla biglietteria dove mi assicurano che l’ambiente all’interno è condizionato. Fatto il biglietto, la sorpresa è alle porte. Il museo non ha il condizionamento ed io rassegnato incominciai la mia visita, solo, attorno a me le opere. Resti di capitelli originali che si lasciano accarezzare, tanto è il piacere alla vista e l’emozione che mi pervade trovarsi davanti a tali fatture che oggi sono impensabili realizzare a mano. Sarcofaghi, fregi e intarsi in marmo policromi di arte islamica della seconda metà del XII secolo. Interessanti sono alcune formelle della Taglia di Guglielmo e di Reinaldo. Nonostante il caldo che incominciava a farsi sentire, io non ho resistito all’approfondimento di tali geometrie; senza una macchina fotografica, incominciai a prendere appunti attraverso i disegni che seguono la lettura visiva come uno scanner, tutto viene assimilato e riportato sul foglio in piedi, con difficoltà, ma tutto con grande intensità. Geometrie affascinanti e perfettamente risolte, sia nel disegno che nel risultato estetico, in una sola parola, perfette. Più avanti, sono rimasto colpito da un crocifisso in legno di un Cristo deposto, sempre della seconda metà del XII secolo. Un braccio staccato dalla croce che porta il segno della crocifissione; l’insieme è scolpito fuori dai canoni, seguendo una siluette allungata e completamente colorata quasi in elevazione mistica. Non ho resistito a prendere nota, realizzando un disegno dal basso verso l’alto e riportando quella emozione fatta da poche linee e colore sul foglio. Cosa non dire del magnifico “Grifo” in bronzo sempre di arte Islamica. In questo caso sono rimasto impressionato dall’eleganza possente di questo animale e più in particolare dall’attacco dell’ala con il suo corpo, pensando di poterla utilizzare come fonte di ispirazione per un ipotetico mio progetto. Non poteva passare inosservato l’enorme bacile sempre in bronzo pieno di fascino e di alta immaginazione. Più avanti, i plastici dell’epoca sul progetto del pulpito di G. Pisano, dove mi sono fermato al solo disegno in pianta sul sistema di collegamento verticale e strutturale, quello del grande Pisano è stato un tocco da maestro. Al primo piano del museo, scopro Guido da Serravallino, con i suoi solidi geometrici, pannelli dal coro del presbiterio del Duomo (1510¬-1513). Per me questo è stato come trovare la pietra filosofale. Studio di figure geometriche rappresentate a intarsio ligneo nelle posizioni di massimo equilibrio, tutto rigorosamente a mano e che oggi riusciamo a ottenere solo attraverso le macchine. E poi, disegni e bozzetti in scala per il cimitero monumentale, di grande finezza sia di disegno che di arte pittorica. Sulla costruzione della vicina torre, ho trovato notizie più precise sull’origine della sua pendenza: infatti, la sua prima inclinazione risale al 1198, quando essa raggiunse il terzo livello. Successivamente fu ripresa allungando le colonne nella parti di maggiore pendenza, ciò permise di completare il progetto per opera di Nicola Pisano, che ne effettuò la prima misurazione della sua pendenza, attraverso un filo a piombo. Infine, visitando le sale di reperti archeologici, un frammento di arte egizia dello scultore Ken del 1290-1224 a.C., del regno di Ramesse II, mi ha ispirato per la sua particolare eleganza del disegno del corpo e dal vestito, per un possibile studio contemporaneo di una seduta.









venerdì 2 marzo 2012

Hopera Hause di Cardiff Galles (GB)

Concorso Internazionale di Progettazione:
Opera House, Cardiff Galles (GB) Anno 1994.



Questo progetto fatto completamente a mano, risale a diciotto anni fa, quando con il computer si cominciava utilizzando i programmi di disegno di AUTOCAD. In quegli anni, la forza del lavoro manuale era fondamentale per produrre ogni genere di disegni. Con l’avvento del computer e dei suoi programmi di disegno sempre più sofisticati le cose cambiarono. Io penso che dovevamo utilizzare in generale le macchine, in modo più consapevole e intelligente, perché, molti hanno pensato di delegare alla macchina la libertà degli uomini forse inconsapevolmente.
Uno degli errori, sicuramente è stato quello di accelerare i processi produttivi seguendone le logiche di mercato a discapito della qualità della progettazione.
Per paragonare il lavoro manuale di allora con quello che viene fatto oggi prevalentemente al computer è che, oggi non siamo più capaci di tirare una linea a mano omologandoci sempre più a cose spesso inutili e ripetitivi.

domenica 12 febbraio 2012

Disegni di antiche capriate in legno






















Visita alle capriate del salone dei Cinquecento a Firenze.
Una meraviglia di arte e architettura, un lavoro realizzato nel giro di due anni dal grande Cosimo e Francesco I dei Medici nel 1500. Un percorso segreto nei luoghi privati del Principe. Lo studiolo di Cosimo I o Tesoretto o Scrittoio del Duca, un piccolissimo ambiente a pianta quadrata progettato dal grande architetto del 500, Giorgio Vasari. Una meraviglia nella meraviglia, costituito da una parete disegnata da tre porte uguali in noce intagliato e riquadrate da cornici ed elementi architettonici in pietra serena perfetti e ripetuti su tutti i quattro lati della stanza.
Il soffitto a volte, ritrova su tutti i suoi lati le composizioni architettoniche che si armonizzano perfettamente con le pareti. Al centro un affresco raffigurante i quattro Evangelisti e sugli angoli i mestieri. Il pavimento nelle sue geometrie riporta tutti i materiali reperibili del luogo come la pietra serena, i marmi rosso dell’ Amiata e bianco del Carrarese.
L’altra sorpresa è stata sicuramente la visita dello studiolo di Francesco I figlio di Cosimo, realizzato quindici anni dopo. Un luogo incantato dove la luce non entra se non quella artificiale della candela che scopre gradualmente le meraviglie li custodite.
Per un architetto, visitare le strutture delle capriate che sorreggono la copertura con il grande controsoffitto del salone dei Cinquecento e a dir poco emozionante.
Una luce libera di 23 metri per una lunghezza di 54 metri realizzata tutta in carpenteria in legno ben conservato, anche se ha avuto alcuni restauri. Un’opera grandiosa se si pensa ai mezzi a disposizione dell’epoca e ai tempi di realizzazione.
Impressionanti gli incastri e le architetture dei nodi con le chiodature metalliche. Una struttura principale che porta la copertura del tetto dimensionata contemporaneamente anche per reggere il ciclopico controsoffitto a cassettoni.
Nelle immagini fotografiche si possono notare i dettagli degli ancoraggi dei cassettoni o quello in particolare di forma circolare, corrispondente al tondo sulla sala dove viene raffigurata l’incoronazione di Francesco I. Altre immagini illustrano la complessità dell’opera di copertura e della grandezza del salone nonché un’immagine dove io mi vedo mentre disegno e prendo appunti sul mio quaderno da viaggio.

sabato 23 luglio 2011

"La matita come strumento indispensabile"


Pensando agli oltre 500 disegni già pubblicati sul mio blog, non posso che dire, “la matita”, come mezzo principale dei miei disegni rappresenta un felice e armonioso rapporto nonostante le nuove tecnologie. Questo strumento è stato per me importantissimo, se poi si scopre che il materiale di cui essa è fatta, rappresenta la futura tecnologia per i computer, questo per me è il massimo. Infatti, si dice non a caso che la matita, ancora una volta riesce a immaginare il nostro futuro.
Io continuo ad usarla perché mi piace è mi da tanta soddisfazione sia negli schizzi che nei disegni più elaborati, una parte di me. Un progetto, all’inizio quando è ancora un’idea, gli elementi non sono ancora del tutto chiari, la matita, data con sapienza, riesce invece a dare un’immagine finita di un progetto che non c’è. Nel caso di questi disegni dove veniva richiesta un’immagine di architettura “parametrica”, intesa come rivestimento delle facciate e quindi del blocco tridimensionale esterno, il disegno a matita con il suo chiaro scuro diventa protagonista fondamentale, riuscendo a dare il senso di fluidità tipica della scultura che oggi tutti facciamo con l’ausilio di programmi tramite il computer. Io personalmente questi movimenti, li gestisco a mano per due motivi principali, uno, perché è una dote innata, due perché ho studiato e lavorato tanto. Tutte le possibilità e i mezzi che il computer oggi offre, dovrebbero essere messe a disposizione di persone esperte per evitare il peggio. Infatti, se provassimo a fare una analisi più approfondita e attenta di tutto ciò che oggi viene progettato e aimè realizzato, scopriamo che solo una piccola parte di questi progetti possono essere considerati validi dal punto di vista formale e architettonico. Questo non significa che un progetto non possa uscire dai canoni classici di armonizzazione, anzi, il computer dovrebbe essere uno stimolo in più per creare nuove cose ma sempre rispondenti a quelle armonie prima dette che non trovano mai fine.